Sos Raccontami una storia: Il mito di Al-Qatraz

di Osnof

Quando ancora le montagne non erano, quando tutto era distesa acqua e sabbia, una bianca aquila volò sopra la spuma, sul frangersi delle onde del mare, lungo la riva.

La bianca aquila era maestosa e le sue ali sembravano ricoprire l'orizzonte del mare, e al loro muoversi le onde si alzavano come sospinte dal vento di tempesta, correndo rapidamente lungo la superficie dell'oceano.

Le bianche piume riflettevano la luce delle stelle.

Maestoso il ritmo che correva fra le onde e le ali, fra le ali e la bianca aquila, fra la bianca aquila e la tempesta; attoniti assistevano a quella meravigliosa bellezza i figli del mare e i viaggiatori del cielo, ed entrambi senza voce vivevano, in quei tempi muti. Biancaquila non usava voce o verso, e il suo “suono” era il suo muoversi, l'agitare delle ali che dava modo all'aria di cantare con l'acqua. E l'aria rispondeva, e l'acqua s'agitava nel canto, e Biancaquila fra loro volava, accarezzando l'acqua e separando l'aria di sotto dal cielo di sopra. Non v'era verso, né suono, se non il muoversi delle acque, il frangersi delle onde, il soffiare del vento. Quando ancora le montagne non erano,

Poi vennero.

Vennero su, si elevarono, spinte da una necessità, e docili le acque si ritirarono per lasciarle emergere oltre la sabbia. Si spinsero le montagne verso l'alto come per toccare, o reggere il cielo.

Si raccolsero le acque nell'abbraccio della terra.

Biancaquila sorvolando le montagne vide la loro maestosità e la loro bellezza, ma ancora non si diede una voce, e volava in ascolto: del vento fra le cime, del soffio fra le rupi, dell'acqua fra le rocce.

La vita del mare volle conoscere la terra, e piano piano saliva fra le valli, i colli, i monti e verso le alte cime. Si riempirono i pendii di colori e di suoni; di agire costante del crescere e del sopire. Come un respiro la terra sussurrava la sua vita.

E Biancaquila ascolta senza voce.

Ed apparve una voce.

Biancaquila la cercò; la sentì salire nel cielo, e segnare il sentiero dell'ascolto verso di lei, proprio come l'aveva sempre saputo. Era nuova, era una voce. Cantava e diceva, raccontava e chiamava; domandava e si rispondeva, gridava, rideva, urlava e generava nomi. I colori non erano più solo da guardare, ma erano chiamati e riconosciuti e cantati, il muoversi della vita era raccontato e tutto sembrava come costringersi, entro dettami, argomenti, gruppi ed esclusioni. E Biancaquila ascoltava quella voce; le piaceva; non sentiva il chiudersi dei termini dentro le parole, ma piuttosto l'aprirsi spazioso del respiro del conoscere, del raccontare del poter finalmente dire “BUONO!”.

Biancaquila, riconosceva le sfumature della nuova voce, e sapeva da dove proveniva ogni singolo sospiro e anelito del dire, o grido e urlo; e fra tutte quelle origini del dire, Biancaquila si innamorò di una. E sopra di lei in alto fra le spire delle nuvole oltre le cime Biancaquila scrutava il muoversi della sorgente, e ascoltava il suono del suo canto, e danzava al ritmo di quella melodia, e la voce diceva buono e le ali si aprivano al buono, e la voce diceva molto buono e le ali maestose si aprivano al molto buono.

Biancaquila decise di scendere e di posarsi fra i monti, per vivere quella voce.

Era la voce armoniosa di una donna lungo la riva del mare, là dove si frange l'onda e nasce la bianca spuma.

Le si pose davanti, con gli artigli ancorati alla roccia.

La donna restò meravigliata della maestosità della bianca aquila, e non sapeva cosa fare.

Biancaquila puntò i suoi occhi verso di lei, e la donna, come solo alle donne è dato... comprese... e inizio a parlare, poi a raccontare, e in fine a cantare e danzare.

Finalmente Biancaquila aveva incontrato qualcuno con cui darsi voce.

Biancaquila inebriata, quasi soffocando dalla gioia inespressa, alzò la testa verso le stelle, puntò il rostro del suo becco verso il sole e poi diede un colpo deciso e... si squarciò il petto...

....da esso fuoriuscirono stormi di uccelli bianchi che volando sembravano mangiare le parole della donna e farle proprie e trattenerle e ingoiarle e divenire un verso... il loro verso.

E corsero, i nati da Biancaquila, verso il mare, felici di poter cantare, e gioire nelle tempeste più che in altre stagioni, ed esultare gridando.

La donna continuò a cantare e Biancaquila con il petto squarciato a dare forma al loro dialogo, fra le ali di nuove vite. Il petto di Biancaquila si tinse di rosso. Reclinò il capo, e il sole tramontò all'orizzonte raccogliendo quel colore. Biancaquila volò via.

La donna chiamò quel posto al-qatras che significa “aquila di mare”, perché era il luogo dove lei aveva cantato per la grande aquila; e dove l'aquila aveva posato i suoi artigli. Là dove l'acqua incontra la terra, e la terra si spinge verso il cielo, là dove scese l'aquila e si alzò il canto della donna.

La donna si chinò e pianse di gioia.

Si avvicinò un figlio di alqatras rimasto ancora muto, pensando fosse un nuovo verso da mangiare, afferrò una goccia e la portò in gola. Ma la goccia racchiudeva troppo per il becco che la raccolse, che si gonfiò per il maestoso peso di una sola lacrima di gioia di donna. La donna rise e chiamò il figlio kados “botticella”. Il figlio di alqatras con la pelle del becco a botticella (pellikados) con il dono di quella sola lacrima aveva imparato il sacrificio d'amore e ancora oggi si crede che sia disposto a colpirsi il petto e donarsi ai proprio figli se questi rischiamo di morire di fame.

La donna ebbe una figlia, e poi sua figlia una figlia, e di figlia in figlia si raccontarono di al-qatras, dell'aquila di mare, e chiamarono al-batros i figli bianchi dell'aquila, e procellarie i suoi gioiosi figli che volano nella tempesta, e albatri urlatori (exultans) quelli che ancora esultano di quell'incontro.

Alcuni figli di alqatras si posavano spesso lungo le dighe di un'area abbondante d'acqua che le figlie chiamavano “Aemestelle” lì sorse una città e lì vi erano gli albatros della diga di Amstel (amsterdam).

Le figlie di Donna sanno che a poco a poco la riva dell'incontro, è mutata; il mare è retrocesso, i monti alle volte si sono alzati, altre volte erosi di sono chinati; valli e pianure si sono interposte fra la roccia su cui posarono gli artigli e le spume delle onde che si adagiano nelle spiagge. Ma ancora chiamano alqatras il luogo dell'incontro.

Le figlie di Donnachevede sanno che se qualcuno si concede il tempo, la pazienza, l'intelligenza, e la gioia di raccogliere tutte le voci e i versi dei figli di al-qatras potrebbe riuscire a meditare e immaginare la voce della loro progenitrice che soffia fra le fronde del vento. Le figlie alle volte chiamano questo rumore fra le foglie “theus” e dicono meditare “med”, e chiamano i figli di al-qadras che custodiscono il canto della loro progenitrice Thiomed o Diomedee.

Ascoltatele e raccogliete i loro canti.

Esultate figlie di alcatraz eredi del canto che fece scendere l'aquila bianca.

Esultate generosi cittadini e passanti nelle terre di Alcatraz

dove le donne fanno scendere il cielo in terra.

p.s. A voi custodi del dir di dama,

a voi ch'è dato cantar di donna,

a voi sia il volar di chi ama.