GIOCO DEI DESIDERI: Il desiderio di Sonia esaudito da Corrado.

…io desidero che qualcuno mi convinca a partire, magari pure per Alcatraz. Da sola mi faccio mille difficoltà..il viaggio…la lontananza da casa..ahahah poi non conosco nessuno,e poi torno stanca..insomma sono settimane che mi tormento e quando sono indecisa non mi sopporto..poi mi lascio sfuggire l’occasione e per finire mi sento frustrata...

Sonia

 Cara Sonia,
mi sono spremuto le meningi un bel po' per capire come realizzare il tuo desiderio...  ho consumato uno spremimeningi nuovo di zecca senza venirne a capo!
Sembra facile... non ti conosco, non so che carattere hai... non si tratta mica di disegnare un burattino, dipingere una torta o pilotare lo Shuttle, tutta roba facile al confronto!
E poi se deve avverarsi perché tu ti prenda una bella vacanza a inizio Gennaio non posso mica esaudirtelo il 31! :-)

Alla fine, allora, ho deciso di raccontarti una storia tutta per te...

La storia di Moniga Shinenei.

Moniga era una bambina molto intelligente e molto carina. Ma era un po' timida, come i suo genitori, che quando l'avevano registrata all'anagrafe non avevano avuto il coraggio di dire al funzionario che aveva sbagliato a scrivere la "c".
La sua fantasia la portava spesso a sognare di viaggiare per il mondo, di conoscere un bambino per ogni paese e di portare a tutti sorrisi e allegria, che per lei era sinonimo di petali di rosa, l'allegria. Aveva infatti già cucito un enorme sacco di stoffa recuperando la vecchia fodera del divano, una tenda
spaiata del salotto, il cappottino dell'husky della vicina (che poveraccio glielo facevano indossare pure d'estate e lui schiattava di caldo, implorando pietà con quegli occhioni dolci..), mezza dozzina di tovaglioli usati e infine i
mutandoni di nonno Ugo, che erano i più belli perché tutti pieni di fiorelloni arancioni e viola! (Sì, il nonno non avrebbe apprezzato, ma erano così belli che non poteva proprio rinunciarci).

Non appena fu maggio si offrì quindi come
aiutante a tutti i vicini del quartiere per raccogliere i petali di rosa caduti, in cambio solo di una limonata e qualche pasticcino all'anice (andava pazza per l'anice Moniga, chissà perché?). Nel giro di poco tempo riuscì a mettere su una tale quantità di petali da fare invidia alla Chanel: il sacco era stipato quasi a scoppiare, come un enorme salsicciottone odoroso. Già, ma ora veniva il problema più grosso (a dire il vero anche far passare l'idea del "materasso a rose" con mamma e papà non era stata facile: quel saccottone gigante tutto sembrava, ma un materasso...): come diavolo poteva fare Moniga a girare tutto il mondo senza avere nemmeno il passaporto, raggiungendo un bambino infelice per ogni paese del mondo, e a fare tutto prima che i petali perdessero quella
straordinaria lucentezza setosa che li faceva così morbidi e allegri?
Eh, si, perché un petalo rinsecchito e inodore non era mica più uguale all'allegria!  Nella matematica personale di Moniga "petali di rosa rinsecchiti" veniva uguale a allegria meno (bello più contentezza) diviso due!!! Una robaccia insomma! Non poteva certo andare in giro per il mondo a regalare quella roba lì! Come ci sarebbero rimasti i bambini infelici?! Andava ancora finire che glieli tiravano dietro, magari pure bagnati di lacrime, che così faceva meno di zero! Mh... ci voleva un'idea. Allora Moniga uscì e andò a stendersi sotto l'albero di
melo in giardino, che era il suo albero preferito, inteso come singola pianta, perché il suo tipo di albero preferito era il bagolaro, che non ne aveva mai visto uno ma l'aveva letto una volta sul libro di scienze e aveva deciso che quel nome era bellissimo e sembrava un cane ciucco che scodinzola barcollando per la strada di sera e canta il blues. Insomma tipo Tom Waits con le orecchie da cocker, aveva detto suo fratello più grande, ma lei non sapeva chi fosse Tomueits e allora aveva lasciato perdere, che tanto suo fratello mai che capiva le cose importanti, uffa! Ma torniamo a noi: la ragazzina si distese sotto l'ombra del melo e pensa che ti ripensa si addormentò. Nel sogno c'era di tutto, persino il Bagolaro con indosso il cappottino dell'husky della vicina che
inseguiva il nonno in mutande ma poi si stancava e attaccava un blues strappalacrime e le lacrime si strappavano dai petali e andavano ad ascoltare il Bagolaro che faceva l'occhiolino e allora l'allegria ritornava dai petali profumati e splendenti e si avvolgeva tutt'attorno a Moniga, al cane, al nonno e alle mele (che nel sogno c'erano pure loro ma erano tante sorelle canterine e sorridenti che facevan da contrappunto soprano al vocione ruvido del Bagolaro). Mentre lei dormiva però accadde un fatto straordinario: quell'anno Natale cadde d maggio!! No, non avete capito, non è che la data saltò nel
calendario da una casellina all'altra, fu proprio Babbo Natale, quello là, che mentre era in giro con le renne giovani per l'addestramento (certe attività chi lavora per lo più d'inverno le deve fare in primavera o in estate....) cadde goffamente dalla slitta e -patapumfete- diede una santaclausiana culata (oops!) proprio a un centimetro da Moniga! La nostra fanciulla si alza a sedere di soprassalto, ancora mezza addormentata: che è successo??!! Il povero Babbo è mortificato, pensa per un istante a quel pivellino lassù e ad un paio di guanti
nuovi ma poi scaccia subito il cattivo pensiero e cerca di rassicurare la bambina farfugliando qualcosa su di un vicino daltonico di nome Natale che pensava di avere la casacca verde... ma Moniga, come abbiamo detto, è una bimba
molto intelligente e lo sgama subito. Natale, che colle bugie proprio non ci sa fare, deve allora ammettere la sua babbitudine e per farsi promettere da Moniga il silenzio assoluto sulla faccenda (Topsicret, che a lei sembra un compare di Tomuaits, ma non è il caso di indagare in questo momento) le offre di fare un bel giro in slitta, che c'ho il motore nuovo, 8 renne a V, cioè a vischio (che a loro piace tanto e non gli fa nemmeno venire l'aria nella pancia come il
trifoglio, se mi capisci...). Moniga pensa per un attimo che con la slitta di Babbo Natale potrebbe finalmente realizzare il suo desiderio! Portare l'allegria in giro per tutto il mondo!! Però dura solo un istante, poi tutt'assieme le torna di colpo la timidezza, le guance le diventano più rosse dei petali e si
schernisce: no, no, è l'unica cosa che riesce a dire a Babbo Natale, non posso, non mi sembra il caso, vorrei tanto ma la mamma... il papà... e poi non so se lo merito, mi piacerebbe tanto ma mi vergogno troppo, e così via. Moniga si spaventa all'idea di vivere davvero un'avventura così, ormai si è abituata a sognarle soltanto. Il simpatico panzone rossobianco (che quel giorno a dire il vero -tanto siamo fuori servizio e fa pure caldo- ha la giacca aperta e sfoggia un invidiabile canottierona stile Arlecchino, con tutti i colori del mondo e anche una mezza dozzina in più) però ha capito tutto e le dice, dopo aver guardato l'orologio, che si è fatto tardi e lui deve proprio andare: ha giustappunto un appuntamento li vicino e anzi, se lei fosse così gentile da
riportargli la slitta a casa questo Dicembre poi lui le porta un bell'extra. Non si deve preoccupare per l'orario, la può tenere per tutto il tempo che le serve, tanto per tornare lui poi prende il tram. E pouff, scompare in un amen. Moniga si
guarda attorno, a destra e a sinistra, nessuno sembra aver notato nulla, poi si gira di schiena e... eeeh?! una scaletta di corda pende dal cielo e arriva fino a pochi centimetri da terra, giusto un po' più in alto dei fiorellini gialli del
prato. Lei guarda in alto ma la scaletta si perde nelle nubi. Che fare? Certo che... No, no, devo ritornare a casa subito e andare a fare i compiti. E poi chissà cosa diranno mamma e papà se non mi vedono in giro... Insomma ha quasi deciso di rinunciare quando vede la scaletta che piano piano sembra sollevarsi. Eh no! Ha sognato tanto, ha cucito un saccone gigante, ha persino spazzato tutti i giardini del quartiere e dovrebbe rinunciare adesso? No! In un battibaleno (povero baleno, che avrà poi fatto sto cetaceo?) si precipita in casa, trascina fuori il saccone pieno d'allegria e si arrampica su per la scaletta! Le giovani renne le sorridono e quando lei le saluta e dice "sapete, per me è la prima volta che volo con una slitta", hanno persino la delicatezza di non rispondere "anche per noi". Beh, da qui in poi è tutto un girotondo magico: Moniga vola sopra le nuvole e le terre e i mari, in ogni paese le renne sanno trovare il bambino più infelice, e lei apre il sacco e migliaia di petali si diffondono attorno nell'aria e da bambino più infelice poi si allargano a tutti gli altri bambini del paese, e Moniga vede, tra i coriandoli rossi, sorrisi gialli neri bianchi sorrisi di tutti i colori, sorrisi sdentati sorrisi perfetti sorrisi con gli occhi, sorrisi colle braccia, sorrisi che si abbracciano e si corrono incontro e attorno. E l'allegria non finisce mai, il saccone non si vuota finché non hanno fatto tutto il giro del mondo, e anzi quando arrivano nell'ultimo paese lontano lontano e freddo freddo sembra che non ce ne sia più ma invece ne è rimasta una bella manciata nei mutandoni del nonno Ugo ed è la più allegra e contagiosa di tutte. E quando alla sera Moniga torna a casa e saluta le renne, che non si è nemmeno accorta di tutti i contromani che han preso, delle frenate brusche, degli arrivi lunghi, delle sbandate in curva e del fatto che han mandato in pioggia almeno un paio di cumulo-nembi (eh, scusa, è sbucato all'improvviso non l'avevo visto), beh, quando torna a casa dicevamo, è felice. Come non lo era mai stata, contenta di aver osato, col cuore caldo per aver fatto del bene.
"Moni... Moni... dove sei? Sta venendo buio e lo sai che non voglio che stai fuori quando comincia a far fresco... Ma dove sei? Monigaaaa...". Sembra di sentire la voce della mamma che la chiama... gli occhi appiccicosi si aprono e... ma stanno ridendo quelle mele appese lì sopra?? o... Moniga si stropiccia
gli occhi e si stira tutta... forse è solo un abbaglio.

 

Non bisogna aver timore di seguire i propri sogni, no?

Beh, spero che la storia ti sia piaciuta, avrei voluto mandartela ricoperta al cioccolato, coi pinoli e l'uvetta, ma ahimé non ho inspiegabilmente ancora inventato il teletrasporto... lo sapevo che c'era una cosa che dovevo fare,
mannaggia a me, mai che mi ricordi una cosa!

Mi raccomando, la vita è una sola (almeno fino a prova contraria!), cerchiamo di godercela fino in fondo, nel rispetto e nell'amicizia degli altri. Meglio osare, chi se ne frega se vai in giro da sola, o se qualcuno ti guarderà strano, l'importante è che la tua via sia piena e intensa, anche se farai degli errori; che tu non ti debba trovare un giorno con troppi rimpianti per le cose che NON hai fatto. E mentre lo scrivo a te mi rendo conto che lo sto dicendo forte forte anche a
me stesso. :o)

Un abbraccio,
Corrado.