Sos Raccontami una storia: Scirocco

di Gabriele Ferrando
 

Sessantuno gradi, quel giorno si registrarono sessantuno gradi. Chi lo registrò pensò di aver sbagliato qualcosa nei calcoli, e provò e riprovò per milleduecentosettantasei volte ed il risultato era sempre lo stesso: sessantuno gradi.

A dire il vero alla prova numero quattrocentotrentatre lo strumento registrò sessanta virgola sei gradi e tutta la popolazione scoppiò in un grido di gioia tanto che tutti i gabbiani nelle circostanze morirono di crepacuore.

 

I gabbiani, come si sa, svolazzano nell’aria ed il loro svolazzare provoca aria fredda e la somma di tutte le piccole arie fredde che ogni singolo gabbiano produce da il risultato di far abbassare quasi di un grado la temperatura e quindi con la morte di tutti i gabbiani nelle circostanze la temperatura tornò a sessantuno gradi.

 

Il dottore del paese disse che l’essere umano non poteva vivere a tali temperature e soprattutto che i bambini del paese non avrebbero più potuto mangiare il gelato perché si sarebbe squagliato all’istante. Arrivò anche la notizia che il gelataio del paese fu trovato totalmente squagliato sul pavimento del suo negozio. In mano teneva ben strette due fragole mature. Alla notizia che i bambini non avrebbero più potuto mangiare il gelato, tutta la popolazione capì che faceva veramente caldo e cominciò ad impazzire. Alla notizia che il gelataio si era squagliato la popolazione scoppiò in un secondo grido di gioia segno che il gelataio non destava molta simpatia nella comunità o che quantomeno i suoi gelati facevano veramente ribrezzo. Al secondo grido di gioia tutti i gabbiani morti resuscitarono per lo spavento e si levarono in aria tutti assieme. Il loro svolazzare però ora provocava aria calda … e la temperatura raggiunse i sessantuno gradi ed otto. Il sindaco, a cui si era squagliata una mano, decise di intervenire e fece chiamare Masto, l’uomo con la bocca più grande del paese, non a caso soprannominato l’uomo rana. Un uomo ora era addetto a porre nella bocca di Masto l’uomo rana, ogni venti secondi esatti, una potentissima caramella al mentolo. Masto soffiava ed il getto della sua aria fresca inondava il paese fino a far calare la temperatura a sessantuno gradi.

Ma siamo alla situazione iniziale, per cui il Sindaco si lancia in un discorso alla giunta:

 

“propongo di sterminare i gabbiani, colpevoli di essere morti, e poi di essere resuscitati, e poi di aver fatto rialzare la temperatura, e poi si nutrono nelle discariche ed una volta da bambino un gabbiano mi ha spaventato a morte tanto che mi son pisciato nei pantaloni”.

 

Tutta la giunta sta per approvare quando entra il capo dei gabbiani e dice con tutta la forza che si trova in becco:

 

“Non abbiamo nessunissima intenzione di morire”.

 

La voce era ferma e le ali no. Il sindaco scoppiò a piangere, e per la commozione e perché il capo dei gabbiani gli ricordava tanto il defunto zio Imez. Nel vedere il sindaco piangere i consiglieri comunali porsero le proprie scuse al capo dei gabbiani che, raccolta la vittoria, disse con becco fermo:

 

“Avete un sindaco molto sensibile”.

 

Poi agitò le ali e se ne volò via, lasciando dietro di sé un getto di aria calda.

La popolazione intanto cominciò a squagliarsi e cominciò la fuga verso il mare. Sarpo, che aveva il piede sinistro squagliato, toccò l’acqua di mare e subito gli ricrebbe il piede, e gli crebbe anche il lobo dell’orecchio sinistro.

L’intero paese si riversò nel mare trovando conforto dal caldo e riacquistando pezzi del corpo squagliati. L’unico che non andò in acqua fu il sindaco che continuava a piangere invocando lo zio Imez. I pesci galleggiavano semicotti sulla superficie del mare. La gente cominciò a mangiarli di gusto fino a quando non intervenne Hyert, il cuoco del paese, che preparò in un principio di secondo quaranta chili di maionese con uova di gabbiano. Il pesce accompagnò la maionese e vissero felici e contenti. Un’onda si fermò per protesta.

... almeno venti!

Salve!
... dai Gabriele... dove sono le altre... sono in fremente attesa...
manca Bora... Libeccio... Grecale...
direi che ne devi scrivere almeno VENTI
ola

Vogliamo un'altra soffiata!

 Si, e' vero!

Soffiaci ancora una storia!