Sos Raccontami una storia: Maestrale

di Gabriele Ferrando

 

A guardarlo bene gli si potrebbero dare ventiquattro anni, invece Maestrale ha compiuto cinque anni quattro giorni fa.

Ha il viso da uomo vissuto ed il corpo di chi ha scaricato migliaia e milioni di botti dalle navi.

 

Maestrale non ha mai conosciuto i genitori.

 

La madre lo partorì in riva al mare e fu talmente grande lo sforzo per farlo uscire che Maestrale schizzò fuori dalla madre ed il vento lo rapì facendolo volare per miglia e migliaia di chilometri e decine di piedi, fino ad arrivare come una meteora sulle sponde dell’isola.

 

Giunco, uomo di mare, di poesia e d’armi, era in riva al mare in quanto uomo di mare, vide arrivare la meteora e compose un canto, prese Maestrale e lo lanciò come un giavellotto verso la propria casa.

Quando Marla sentì il botto dei vetri infranti, corse in cucina e vide Maestrale sdraiato sul pavimento ricoperto di vetri.

Alla veneranda età di un giorno Maestrale si alzò, camminò verso Marla e le strinse la mano. “Buongiorno, da oggi in poi abiterò qui”

Marla svenne, Maestrale le diede da bere dell’acquavite, Marla si svegliò, vomitò l’acquavite e, alla veneranda età di sessantasei anni, si alzò, camminò verso Maestrale e gli strinse la mano. “Va bene” disse Marla. Maestrale ringraziò con sei inchini, due capriole, tre cernie, due oplà ed un chilo di bottarga.

Giunco entrò in casa, prese Maestrale e lo lanciò come un giavellotto oltre la finestra rotta, ma come un boomerang Maestrale tornò in casa nello stesso identico punto in cui era prima. Alla veneranda età di settantaquattro anni Giunco non si alzò perché era già in piedi, camminò verso Maestrale e gli strinse la mano. “Da domani comincerai a lavorare con me”. Marla fece notare al marito che per legge non poteva far lavorare il bambino fino a quando non avesse compiuto tre giorni, allora Giunco si mise seduto. Alla veneranda età di settantacinque anni (il tempo correva all’impazzata sul corpo di Giunco), si alzò, camminò verso Maestrale, non gli strinse la mano e disse: “Da dopodomani lavorerai con me”.

 

Maestrale dedicò il secondo giorno della sua vita davanti allo specchio. Voleva sapere tutto su se stesso e a forza di stare davanti allo specchio, in quattro ore vide anche il suo futuro, ma lo confessò solo al chilo di bottarga, che fece un sussulto ma non ne fece parola con nessuno, come nella migliore tradizione delle bottarghe.

 

Il terzo giorno Maestrale cominciò a lavorare con Giunco, e nel giro di poche ore pescò tutti i pesci nell’arco di centinaia di chilometri … molluschi, crostacei, cetacei, erbacei, coriacei e tutti gli essere marini.

Arrivato al porto regalò l’ottanta per cento del pescato ai poveri, il 10% lo tenne per se e l’altro dieci per cento lo regalò alla bottarga per comprare il suo silenzio.

I poveri scoppiarono in un clamoroso grido di gioia, ma nessun gabbiano morì perché il grido dei poveri non interessa a nessuno.

La folla povera si radunò festosa a bere bottiglie di vino vuote, costruirono in tre minuti e mezzo un palco in mezzo alla piazza, sul palco s’insediò maestosamente Maestrale pronto a parlare alla folla in giubilo per lui. “Cari poveri” tuonò Maestrale con una voce ormai da uomo – “Cari carissimi poveri”.

La folla scoppiò in un applauso che scoppiò in un silenzio quando Maestrale abbassò le mani in segno di taciturna quiete.

“Carissimi poveri, mi compiaccio nel vedervi festosi. Voi festeggiate perché pensate che io vi abbia regalato di che sfamarvi per almeno due anni, io invece festeggio perché sono consapevole di avervi regalato la felicità, felicità data dall’illusione di aver ricevuto un regalo cosi grande”.

La folla tremò. “Ma ora l’illusione è finita, i pesci me li riprendo, buonanotte povera”.

 

Il medico sostenne si trattasse di schizofrenia, Maestrale sostenne di essere un bambino di tre giorni saggio ed equilibrato.

 

Tra la folla vinse lo sgomento, il silenzio, l’accidia e la superbia. Parlarono solo in sei.

 

Juko tra le lacrime giurò di non essere lui il colpevole,

Serfo gli diede uno schiaffo accusandolo di ogni cosa,

Ripo esordì con un dubbioso “mah” iniettando nel povero pubblico il dubbio di essere stati presi per il culo,

Tristo sostenne che non se ne poteva più di questa classe politica,

Frino annuì ed aggiunse che questi politici sono troppo vecchi, ci vorrebbe il ricambio generazionale,

Giaana fece presente che non si trattava di un politico,

Frino rispose con una risata,

Tristo rispose sposandosi Giaana.

Dopo cinque anni Tristo lasciò Giaana e scappò con Frino.

Dopo cinque anni la bottarga parlò e tutto il paese venne a sapere del futuro di Maestrale.

io ci farei un pezzo teatrale

Salve!... mi sono scompisciato dalle risate... a chi devo chiedere per il permesso di metterlo "in scena"... non che ci riesca... ma solo perchè... mi sono visto tutto così "teatralmente"... grazie Gabriele!

Maestrale

Ciao Anomalia, son molto contento che il racconto ti sia piaciuto, se vuoi metterlo in scena non ci son problemi. Contattami.
P.S. Seguiranno altri racconti
Gabriele