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Pubblichiamo un intervento audio di 15 minuti di Antonio Tabucchi a commento del decreto salva-liste approvato dal governo e controfirmato dal Presidente della Repubblica. Ne riportiamo qui alcuni passaggi: “Un'altra legge vergogna. Ritengo responsabile in prima persona Giorgio Napolitano. Per gli esegeti del regime non poteva non firmare. Invece poteva, bastava che volesse. Le leggi razziali nel '38 non le firmò Mussolini, ma Vittorio Emanuele III. Nelle vere democrazie l'operato del Presidente della Repubblica è sottoposto alle giuste critiche dell'opinione pubblica, ma in Italia non si può, è lesa maestà. Napolitano, questa volta in maniera flagrante, ha rotto i patti con gli italiani. Oggi, con questa legge illegale e totalitaria, quando ci dice che, fra le regole della legge e il dover impedire ai cittadini di votare una lista, lui sceglie di rompere le regole perchè sono una forma, ebbene io rispondo che tutte le leggi che abbiamo sono una forma, anche la Costitituzione è una forma perche è fatta di regole. E se si rompono le regole della Costituzione si rompe la Costituzione. In questo momento storico Napolitano non è garante della mia Costituzione, mi pare si sia fatto garante di Berlusconi. Se Napolitano non capisce che deve prima di tutto difendere la Costituzione con le sue forme, nessuno lo obbliga a stare al Quirinale: è un dovere e questo dovere richiede molta, molta attenzione, perchè ormai in Italia la Costituzione è stata divorata”.
Scarica l'intervento integrale in mp3
Di Tabucchi da MicroMega
Innanzi tutto vorrei ringraziare le persone meravigliose che hanno criticato con affetto il mio recente articolo sulle liste elettorali bocciate/condonate ecc...
Vi voglio molto bene anch’io!!! E credo che discutere mantenendo il rispetto e l’affetto sia grandioso, in un’Italia che celebra quotidianamente la rissa e la mancanza di idee.
Detto questo vorrei cercare di chiarire quel che penso affrontando la questione delle liste bocciate da un altro punto di vista. Credo che sia essenziale per un movimento progressista darsi delle priorità. Abbiamo forze limitate, i problemi sono infiniti, su quali temi concentriamo le nostre energie?
La convinzione di molti è che sia necessario mettere la nostra capacità di iniziativa su temi complessivi, come la difesa delle regole, la difesa della costituzione, della legalità formale, fronteggiando la demolizione delle garanzie che sta mettendo in atto Berlusconi. Io credo invece sia necessario occuparci ANCHE (non solamente) di questioni che il movimento, inspiegabilmente, considera secondarie.
Ad esempio Sandro Ruotolo, grande giornalista, ha realizzato anni fa un servizio scioccante, andato in onda su Rai2, sulla situazione della diossina ad Acerra. Le analisi ufficiali certificano che ce n’è quasi il doppio di quanta ce n’era a Seveso quando fu evacuata. Il risultato di questo avvelenamento sono persone che sono morte e che stanno morendo. Da allora in pochi abbiamo continuato a battere su questo massacro.
Ma questa questione sembra non interessare la maggior parte dei leader del movimento progressista. Se vogliamo parlare di regole, di legalità, non sarebbe giusto e prioritario cercare di farlo salvando questa gente dalla morte?
Si indicono manifestazioni nazionali per la questione delle liste taroccate, mentre per gli avvelenati si arriva al massimo a qualche articolo (pochissimi) sui blog. Molti mi dicono che è necessario occuparsi di queste questioni “globali” di “ordine superiore” perché ci danno grande visibilità sui media. E sembra che in effetti non abbiano tutti i torti. I TG sono pieni di questo pasticcio delle liste, perse, mangiate col panino, rimaneggiate…
Ma veramente le persone cambiano modo di pensare e di votare sulla base di queste questioni politiche con la P maiuscola? O decide quando realmente si riescono a muovere la realtà concreta, quotidiana, produrre il bene immediato per le persone… La questione delle liste taroccate è globale, simbolica, evocativa. Ti dà la sensazione di poter stringere le mani intorno al collo di Berlusconi. Ma porta lo scontro invece sul terreno delle questioni formali, che la gente non capisce, e alla fine fa il gioco di Berlusconi. Inoltre conferma l’italietta di destra nella sua convinzione che Berlusconi sia l’unico baluardo contro la fiscalità burocratica e cavillosa di una certa sinistra.
Le battaglie vincenti sono quelle che (come fu per il divorzio) dividono gli avversari politici… Sarebbe stata molto più efficace, dal punto di vista della comunicazione, NON fare istanze al Tar e al Consiglio di Stato ma prenderli per il culo mentre annaspavano nella loro melassa di intrighi e mancanza di professionismo. Se qualcuno avesse voluto vincere in Campania avrebbe dovuto portare al centro della campagna elettorale l’avvelenamento della popolazione e la criminalità.
Ma molte forze progressiste hanno difficoltà a occuparsi di questo orrore. E in questa difficoltà c’è anche un po’ di politica pelosa… Anche perché quando lo scandalo diossina ad Acerra è venuto fuori il sindaco, il presidente della provincia, della regione e il governo erano di sinistra.
La mia priorità è un’Italia migliore, la fine del sistema Berlusconi è un passaggio obbligato. Ma non è il centro del problema, non mi interessa sostituire Silvio con un furbetto di sinistra. La lista dei temi che il movimento non ha quasi considerato è lunga. Oltre ad Acerra abbiamo i drammi di altre zone avvelenate d’Italia. Poi ci sono le grandi truffe. Ad esempio quei più di 37 miliardi di euro del Cip6 (settantacinquemila miliardi di lire, una cifretta) che furono scippati allo sviluppo delle energie rinnovabili e regalati ai petrolieri (vedi sotto articolo).
Oggi si discute (giustamente) dell’articolo 18 dello statuto dei lavoratori. Grave averlo svuotato. Ma con o senza l’articolo 18 la situazione di merda e disoccupazione attuale cambia poco.
Perché non si dice ai lavoratori che la consociazione degli acquisti potrebbe far risparmiare loro almeno 2 stipendi all’anno?
Perché i sindacati non organizzano corsi per insegnare agli operai a non farsi fregare quando fanno la spesa?
Perché il movimento non riconosce come suo slogan centrale “voti ogni volta che fai la spesa?”. Due stipendi all’anno farebbero la differenza per milioni di lavoratori! Quante chiacchiere sulla crisi economica. Adesso. Perché il movimento non è sceso in piazza nel 2004 o 2005, quando gia, in 4 gatti, urlavamo che il sistema stava saltando? Avevamo altro da fare? E perché in così pochi abbiamo cercato di impedire lo sfacelo delle liquidazioni date in mano a banche senza scrupoli? Vi ricordate? Noi cercammo di creare un fondo etico che investisse in fonti rinnovabili. Raccogliemmo più di 4 mila adesioni.
Ma nessun gruppo grosso ci appoggiò…
E 4 mila adesioni non furono sufficienti… E perché invece di rompere i coglioni sul monopolio berlusconiano sulle tv non abbiamo consociato i nostri contratti telefonici e finanziato una tv risparmiando contemporaneamente sulla bolletta?
Da sempre i partiti ufficiali, la casta, tengono poco in considerazione i problemi della gente. Vi ricordate le battaglie sul divorzio e l’aborto? Quelle cambiarono la vita di milioni di italiani. E anche allora i politici furono trascinati per i capelli ad occuparsene…
E qui mi fermo, ma ci sono altre grandi battaglie che il movimento progressista non ha riconosciuto tra le sue priorità (Vedi http://www.jacopofo.com/crisi_movimento_progressista_ecologia_impegno_attivismo).
Perché succede questo?
Ha senso?
E’ ora di dire che esisteno due forme del movimento progressista. E che è ora di scegliere, perché non scegliere ci sta costando troppo. Esiste il movimento che vive solo per andare sui giornali alla svelta, approfittando del circo mediatico, il movimento delle grandi questioni di principio. Il movimento che tiene d’occhio il sondaggio del giorno, il calcolo politico… E esite il movimento che si occupa in primo luogo della gente e mette in secondo piano le questioni di forma, le questioni elettorali, i giochi politici. Non è che non vogliamo occuparcene, ma non possiamo cancellare i problemi concreti per dedicarci solo alla forma. E ora di cambiare registro. E ora di tronare a occuparci, in primo luogo, della gente. Solo su questo terreno potremo battere le chiacchiere di Berlusconi e dei furbetti. Diossina ad Acerra http://www.jacopofo.com/node/529
Tutto sul Cip6
Articolo pubblicato su http://www.alcatraz.it/redazione/news/show_news_p.php3?NewsID=1771 il 18 Maggio 2003NON ci puoi credere!!!
Ti hanno fregato il 7% di quel che hai pagato di bolletta dell'Enel e nessuno ha mosso un dito.
Care amiche,
cari amici,
giornate un po' convulse e con Dario e Franca non siamo riusciti a connetterci per fare l'articolo. Quindi mi dispiace ma ancora una volta vi dovete beccare in sostituzione un testo mio.
Portate pazienza che poi il paradiso sara' bellissimo!
Comunque la notizia che vi do e' di quelle che dovrebbero regalarvi il piacere di sobbalzare sulla sedia e dire: "Cazzo non ci posso credere!!!"
Massimo Mucchetti, giornalista dell'Espresso, uno che si occupa di economia da una vita e risulta addirittura vicedirettore del settimanale medesimo (cioe', non dovrebbe essere l'ultimo dei coglioni) ha pubblicato per Feltrinelli un libro che si intitola "Licenziare il padrone?".
E fin qui la notizia non e' esplosiva.
E' un libro che parla delle bassezze e delle miserie del capitalismo italiano e anche questa non e' una novita'. Ma arrivi a pagina 87 e non puoi credere a quel che leggi.
"Scandaloso Cip 6" recita il titoletto.
E sotto: "Quel provvedimento e' frutto di un accordo scandaloso tra il Gotha del capitalismo italiano, l'Enel e il governo Amato."
E piu' giu': "Il Ministero dell'Industria sta predisponendo una legge, la numero 9 del 1991, per premiare le energie pulite quando a questo Gotha viene l'idea vincente: perche' non chiedere per le centrali a gas naturale di nuova costruzione, e per le altre che verranno innalzate a lato delle raffinerie, tariffe simili a quelle che saranno riconosciute agli impianti idroelettrici, eolici o alimentati da biomasse? La pretesa e' un po' forte: il gas non e' una fonte rinnovabile. Ma non saranno le parole a fermare una buona idea. Basta dire che e' come se fosse, e il gas naturale diventa una fonte assimilata. Proprio cosi': la legge parla di fonti rinnovabili e assimilate. Non simili, perche' non lo sono, ma rese tali: assimilate per decisione del Principe.
Trovato l'escamotage semantico-ideologico, si entra nel merito: chi compra e a quali prezzi. L'Enel, allora presieduto da Franco Viezzoli, cerca di affondare l'iniquo progetto che veniva spacciato per un inizio di concorrenza. Ma non ce la fa. Non resta che applicare la legge: l'Enel deve comprare tutto a un prezzo da stabilire che poi concorrera' a formare la bolletta degli italiani. Avendo trovato, dopo l'escamotage, anche un comodo compratore unico, ai sedicenti concorrenti viene consentito un colpo incredibile: anziche' ribassare un po' le pretese, riescono a raddoppiare o quasi le agevolazioni. Che avranno la durata di 15 anni dall'entrata in funzione della centrale, se ammessa alla lista del Cip 6.
...
Siccome gli incassi sono sicuri, la costruzione delle nuove centrali si paga con capitali presi a prestito dalle banche italiane e internazionali. E' l'epopea del project financing a rischio zero: una pacchia da non credere, tanto e' vero che, per scongiurare il pericolo di un ripensamento da parte del Comitato Interministeriale Prezzi, che cambia al variare dei governi, l'ormai potente lobby degli elettrici privati ottiene il consolidamento legislativo del beneficio. Per una beffa della storia, questo aiuto pubblico diventa legge dello Stato, nel corpo dello stesso provvedimento che costituisce l'Autorita' per l'energia alla quale viene deputato il duplice compito di tutelare la concorrenza e ridurre le tariffe. La Commissione UE, di solito occhiuta, non interviene perche' gli italiani inviano a Bruxelles la legge 9 del 1991, ma non il provvedimento Cip 6, modesto atto amministrativo. E quando, nel gennaio del 2002, il ministro delle Attivita' produttive, Antonio Marzano, cerca di toccare qualcosa, sono gli ambasciatori di Gran Bretagna, Francia e Stati Uniti a intimare al governo italiano di rispettare le promesse del 1992. E il governo fa subito marcia indietro."
La conclusione di questa furbata ha effetti incredibili, fantascientifici: "Nell'anno di esordio il Gestore compra 47.000 gigawattora dai produttori Cip 6 pagandoli 8.370 miliardi di lire e li rivende a poco piu' della meta' ai grandi consumatori, che hanno accesso al mercato libero. I 3.190 miliardi di differenza ce li rimettono le famiglie e le piccole imprese che sono servite dall'Enel in regime di mercato vincolato e cioe' con tariffe decise dall'Autorita' per l'energia e il gas, tenendo conto del 'buco' da coprire.
...
L'Enel ha gia' accertato che nel periodo 1992/2000, passano dalle tasche dei clienti a quelle dei produttori Cip 6 ben 25 mila miliardi di lire. Senza questo onere improprio le tariffe elettriche sarebbero mediamente piu' leggere del 7%. Se si pensa al trambusto che suscito' la decisione del governo Berlusconi di congelare per tre mesi un aggiornamento tariffario dell'ordine dello 0,6% su base annua, si potra' meglio capire quale inaccettabile privilegio rappresenti il provvedimento Cip 6
Cioe' ma ti rendi conto?
E vorrei far notare che tra i 1991 e il 2003 ci sono di mezzo il governo Prodi, e il governo D'Alema.
Che non hanno fatto nulla per bloccare questo simpatico episodio di commercio delirante ai danni dei consumatori.
E qui mi fermo. Vedete voi. Magari l'autore, Massimo Mucchetti e' pazzo.
Magari la situazione sta proprio cosi'.
E allora mi chiedo come mai io l'ho scoperto solo ieri, verso le 18 e 35. Cazzo, sono uno che i giornali li legge. Non mi sembra che nessuno si sia dannato per farmelo sapere...
Nessuno se n'e' accorto? Niente cortei, sit-in, scioperi della fame?
Ma dov'e' finita la capacita' dei democratici e dei progressisti di contrastare il marcio?
Jacopo Fo NOTA BENE: Successivamente sono stati buttati nel calderone Cip6 Altri 15 mila milardi di lire circa per finanziare (come fosse una fonte rinnovabile) la produzione di energia elettrica dagli scarti delle raffinerie di petrolio.
In questi giorni a commento della firma di Napolitano sul decreto salva liste è rientrata in auge un’espressione partorita addirittura agli inizi del Seicento. L’ormai famoso adagio sarcastico recita: Parigi val pure una messa. La ripropongono personaggi i più diversi sia per cultura che per posizione politica: il motto allude al compromesso suggerito da Berlusconi a Napolitano attraverso il quale si butta all’aria il tavolo di gioco e se ne fa un altro con altre regole, nuove di zecca: chi deposita i faldoni con le firme basta che sia presente nell’atrio del tribunale qualche ora prima della chiusura, poi può uscire a farsi qualche panino, comprarsi qualche bevanda e cambiare qualche firma di concorrenti qua e là, cancellare, riproporre, telefonare al principe, tornare indietro, e se poi ritrova le porte chiuse perché il tempo è passato…niente paura: la nuova legge dice che gli è concesso entrare lo stesso, anche qualche ora dopo, al massimo due giorni, forse tre, ma anche se non si fa vedere è valido lo stesso. Importante è che ai partiti di peso, soprattutto a loro, sia permesso partecipare al voto, se no che democrazia è? Ma che c’entra quel Parigi val pure una messa? Che significato ha? Beh, significa che in certi casi pur di mantenere i privilegi acquisiti val la pena di ingoiarsi rospi, fetenzie ed escrementi vari…fare qualche concessione, insomma! A pronunciare la fatidiga espressione fu Enrico IV, re di Francia non completamente accettato dai suoi sudditi in quanto di fede ugonotta, cioè protestante estremista.
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In questi giorni a commento della firma di Napolitano sul decreto salva liste è rientrata in auge un’espressione partorita addirittura agli inizi del Seicento. L’ormai famoso adagio sarcastico recita: Parigi val pure una messa. La ripropongono personaggi i più diversi sia per cultura che per posizione politica: il motto allude al compromesso suggerito da Berlusconi a Napolitano attraverso il quale si butta all’aria il tavolo di gioco e se ne fa un altro con altre regole, nuove di zecca: chi deposita i faldoni con le firme...
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L'articolo di questa settimana è un contributo di Jacopo Fo al libro "Tracce di futuro, tendenze 2010_2011", di Domenico Fucigna, edito dalla TEA Press.
Buona lettura.
Il mio amico Domenico mi ha detto: fammi un articolo su come vedi tu i trends.
Subito mi sono entusiasmato perche' Domenico e' una persona seria e io invece no. Che mi chieda il mio parere sul futuro mi lusinga.
Poi mi son detto: in fondo sono qualificato, abbiamo precorso i tempi montando il nostro primo impianto fotovoltaico nel 1982. Contemporaneamente abbiamo aperto uno dei primi ristoranti biologici in Italia e lanciato il primo corso di scrittura creativa, con Dacia Maraini e Stefano Benni. E poi ci siamo lanciati nella comicoterapia, nel risparmio energetico, abbiamo fatto campagne di informazione sul parto dolce, gli asili di Reggio Emilia, i muscoletti vaginali e il punto G.
Dodici anni fa abbiamo iniziato la nostra avventura su internet e dieci anni fa abbiamo inaugurato Cacao, il quotidiano delle buone notizie e un’azienda che vende prodotti ecologici via web. Insomma abbiamo una buona esperienza nello sperimentare idee nuove idee e nell’azzeccarle.
Quindi eccovi le mie previsioni sui sommovimenti culturali e merceologici dei prossimi cinque anni.
Dire che internet e l’efficienza energetica avranno un ruolo enorme mi sembra scontato. Chi restera' fuori dalla rivoluzione delle ecotecnologie fara' la stessa fine di chi non ha capito per tempo a cosa servivano i computer.
Come pure e' prevedibile che ci sia una crescita della domanda di prodotti sani, biologici ed etici sulla spinta della crisi ambientale, dei crolli finanziari e del disgusto verso la guerra.
Sempre di piu' le persone compreranno i prodotti giudicandoli globalmente. Vorranno prodotti che cambiano positivamente il mondo. Per decenni la pubblicita' ci ha proposto l’idea che esistessero prodotti perfetti che creavano un mondo di sogno. Ora i consumatori vogliono comprare veramente prodotti che salvano il pianeta e cancellano fame e guerra.
Gia' ci sono multinazionali che hanno scelto di qualificare i loro prodotti, come Interface, leader mondiale nelle moquettes, che ha aumentato i propri utili inventando la moquette naturale, 100% riciclabile, e pure modulare, sostituisci solo i pezzi usurati.
Ma la Danone e' andata oltre creando, in collaborazione con la banca dei poveri del Nobel Yunus, la prima SpA etica che ha l’obiettivo di pareggiare il bilancio producendo yogurt vitaminizzato a bassissimo prezzo. Non c’e' ridistribuzione degli utili ma la restituzione del capitale iniziale rivalutato e un margine per nuovi investimenti.
L’obiettivo era quello di salvare migliaia di bambini che in Bangladesh muoiono dopo lo svezzamento dal latte materno perche' si nutrono di cibi poveri. Ci stanno riuscendo. Hanno tagliato i prezzi eliminando il ciclo del freddo per il trasporto e la conservazione. Invece di creare una sola grande fabbrica ne hanno costruite molte, sparse sul territorio. Distribuiscono lo yogurt in mattinata, quel che resta invenduto lo regalano. Ora stanno clonando questa impresa in altri paesi del terzo mondo. Quando annunceranno di aver salvato dalla morte per denutrizione il primo milione di bambini avranno un’ottima ricaduta d’immagine.
Sono poi convinto, come molti, che esploderanno le community virtuali. E questo rivoluzionera' il modo di trascorrere il tempo libero ma anche il modo di comprare.
La gente sempre di piu' andra' a vedere in rete i pareri degli altri consumatori prima di acquistare qualche cosa. E saranno premiate le aziende capaci di cogliere, interpretare e soddisfare i desideri delle community. Il che vuol dire che la pubblicita' tradizionale perdera' gradualmente la sua posizione centrale nel marketing.
Un altro sviluppo particolarmente interessante sara' la crescita di reti di vendita per gruppi di acquisto.
Gia' oggi esiste una specie di borsa italiana delle aziende che offrono prodotti biologici direttamente ai consumatori in stock. Ed esistono gruppi d’acquisto per servizi di telefonia, assicurazioni, prodotti finanziari.
Ma questa rete, anche grazie alla crisi economica, e' destinata ad allargarsi notevolmente arrivando a sviluppare convenzioni per ogni tipo di prodotti e servizi offrendo ai consumatori prezzi migliori e garanzie di qualita' in cambio della loro auto organizzazione e della loro capacita' di programmare nel tempo gli acquisti.
Un altro settore che credo cambiera' notevolmente e' quello della produzione culturale e di servizi.
E’ chiaro a tutti che i consumatori saranno anche produttori, basta guardare YouTube.
Gia' ci sono giocatori di videogames guerreschi che vendono i personaggi che hanno gestito abilmente facendoli diventare generali o re. E puoi vendere vestiti o oggetti per gli avatar sui mondi virtuali tipo Second Life. E su milioni di computer gira Linux, il sistema operativo creato da una rete di appassionati che odiano i grandi gruppi monopolisti.
Il confine tra pubblico-produttore e professionisti andra' sempre piu' assottigliandosi.
Ma quello che sta accadendo ora e' che si costituiscono reti di micro-produttori capaci di creare offerte in grado di sbaragliare i leader tradizionali di alcune filiere.
Sta succedendo nel settore fotografico: oggi migliaia di fotoamatori vendono collettivamente le proprie foto ad alta definizione per pochi euro, facendo una concorrenza serrata alle agenzie fotografiche tradizionali. Il tutto grazie a sistemi automatici.
Una delle ragioni del successo dell’iPhone deriva dal coinvolgimento di centinaia di micro aziende nella creazione di giochi e applicazioni, che Apple vende direttamente sui suoi telefonini lasciando ai programmatori la maggior parte dell’incasso.
Ma assistiamo anche alla nascita di network costituiti da micro aziende che spezzano una commessa. Un meccanismo gia' ben conosciuto in parecchi settori ma che grazie a internet sta assumendo proporzioni enormi. Oggi posso trovare in rete qualsiasi competenza professionale, dalla segretaria che risponde al telefono e ti compra i biglietti aerei (dall’India) al webmaster (croato) al grafico (rumeno) al gruppo di pubblicitari, operatori video ecc. Queste realta' tenderanno a fondersi e connettersi sempre di piu' e si svilupperanno imprese specializzate nel connettere intere flotte di micro aziende.
L’altro grande fronte di sviluppo del web saranno i servizi di orientamento. Da tempo Amazon e altri siti del genere, dopo che hai comprato e dato il voto a una decina di volumi, traccia un tuo profilo e ti propone libri che sono piaciuti ad altre persone che hanno dato gli stessi voti che hai dato tu, agli stessi libri. E YouTube ti propone i video cercando di interpretare i tuoi interessi sulla base dello storico dei file scaricati.
Agire su richiesta dei consumatori incrociando dati sulle scelte e sui giudizi dei consumatori stessi, per tracciare un catalogo di prodotti e servizi sulla loro lunghezza d’onda, sara' un prodotto di nuovo tipo, una via di mezzo tra l’associazione consumatori che ti tutela dalle truffe (e ti fornisce referenze di altri consumatori su un prodotto) e un mago digitale che intuisce che cosa ti piacerebbe (perche' e' piaciuto ad altri con il tuo stesso profilo di scelte e giudizi).
Infine, credo che ci troviamo nell’imminenza di una terza migrazione verso le campagne dopo quelle massicce dell’inizio degli anni ottanta e della fine degli anni novanta.
Sale la voglia di case ecologiche e antisismiche in mezzo alla natura e lontane della violenza, dall’inquinamento e dall’assenza di rapporti umani che si sperimenta nelle grandi citta'.
Si sviluppera' il cohousing, cioe' la condivisione di spazi condominiali (lavanderia, piscina…) e vedremo nascere ecovillaggi che permettono di azzerare le bollette energetiche e infischiarsene dell’imminente fine del petrolio (non finisce subito ma quello che resta e' sempre piu' sporco e in profondita', quindi estremamente piu' caro).
A livello piu' generale credo che continuera' la tendenza alla diffusione della cultura e all’orientamento etico dei cittadini.
La nostra societa' ha urgente bisogno di nuovi modelli e nuovi punti di vista. Se non ci sara' un salto di consapevolezza vedremo tempi bui. Ma io sono ottimista. Internet sta rendendo le persone piu' informate e sta offrendo strumenti incredibili di crescita personale e riflessione esistenziale.
Si sviluppano nuovi strumenti per i cittadini che vogliono controllare l’operato delle amministrazioni pubbliche e dei politici. Gli spazi di manovra per la corruzione e la criminalita' si stanno restringendo.
Insomma non credo che nel 2012 ci sara' la fine del mondo. Al massimo ci sara' un’esplosione di coscienza umanistica e di voglia di costruire pacificamente un presente migliore.
E questo sara' forse possibile anche grazie alla diffusione di modalita' pratiche per gestire meglio il proprio cervello.
Credo quindi che una delle novita' piu' cospicue dei prossimi anni sara' la crescita intellettuale.
Una rivoluzione delle dinamiche mentali che portera' a cambiamenti strutturali in decine di settori essenziali.
Migliaia di libri, migliaia di corsi ci parlano dei risultati strepitosi del pensiero trasversale (o laterale, o strategia dei piccoli risultati istantanei o della spinta gentile, che dir si voglia).
L’uso di un modello mentale olistico nella gestione delle aziende sta gia' dando risultati strabilianti.
Ad esempio, il gruppo brasiliano Semco, una delle piu' grandi aziende del paese, ha ottenuto risultati stupefacenti grazie alla direzione del giovane Ricardo Semler, che ha rivoluzionato totalmente i rapporti tra lavoratori e impresa, arrivando a cancellare la figura della segretaria e a decidere assunzioni e investimenti sulla base del parere dei dipendenti. Oggi Semler, grazie ai risultati di cassa ottenuti con la sua filosofia, insegna la sua concezione di azienda etica e partecipata nelle universita' statunitensi.
Ci risentiamo tra 5 anni per vedere quante ne ho azzeccate.
Carissimi,
In questi giorni si parla molto di informazione, al di la' di quello che tutti sanno e cioe' la sospensione di alcuni programmi per una supposta (e' proprio il caso di dirlo) par condicio elettorale, ci sono poi le subdole censure che apparentemente sembrano non appartenere al dibattito politico ma che, di fatto, impoveriscono il panorama culturale delle trasmissioni televisive (specie quelle Rai, visto che a Mediaset non si e' mai potuto parlare di un “panorama culturale”)
Spariscono dal palinsesto di Radio Due alcune trasmissioni storiche, alcuni conduttori vengono sostituiti da altri (e si vede la differenza). E’ di questi giorni la notizia che la domenica pomeriggio verra' soppressa la trasmissione “Per un pugno di libri” in onda su Rai Tre. Non ci son santi, qualsiasi cosa diverso da Barbara D’Urso e Massimo Giletti, con contorno di opinionisti laureati al Cepu, viene spazzata via. Sia mai che la cultura intacchi le nostre povere menti nel di' di festa.
Ecco perche' questa settimana vi proponiamo questa lettera aperta che Padre Benjamin ha inviato a Giuseppe Giulietti, portavoce di Articolo 21, e dove si parla di informazione.
Buona lettura.
Lettera aperta di padre Benjamin a Giuseppe Giulietti
Il 24 gennaio u.s. un amico giornalista, Franco Guarino, mi ha invitato ad accompagnarlo ad Acquasparta per assistere al convegno di ARTICOLO 21 dedicato alla “liberta' dell’informazione”, ho esitato, poi mi sono detto “perche' no, sara' certamente interessante, e poi Acquasparta non e' poi cosi' lontano da Assisi”. Ho fatto bene, il Convegno di ARTICOLO 21 e' stato molto interessante. Molti i giornalisti presenti. Ne conosco alcuni personalmente. Uomini e donne di buona fede, competenti, attenti professionisti dell’Informazione, tutti certamente con una grande voglia di liberta' di informare, se non ci fosse questa santa necessita' di dover sempre seguire le “istruzioni dell’Azienda”.
Ascoltavo gli interventi: gente della RAI, di reti private, della stampa, di Associazioni. Tutti a sognare un’informazione libera, aperta, svincolata dagli interdetti, affrancata dai voti di obbedienza all’Azienda. Alcuni mi hanno persino fatto tenerezza, perche' erano sinceri, autentici, ma apparivano soffocati dalle restrizioni e dai divieti: questo si puo' dire, ma non cosi'; di questo e' meglio non parlarne; questo non e' rilevante; questo nome e' meglio non farlo, e cosi' via.
Capirai, Giuseppe, che nel contesto di questi interventi mi sono ritornati in mente alcuni fatti, di quando pubblicavo libri sulla situazione della popolazione sotto embargo in Iraq, sulla povera gente sotto le bombe, vittima della contaminazione da uranio impoverito. Quando denunciavo in varie conferenze e interventi televisivi la verita' su quando accadeva realmente in Iraq. Non relazioni prese da Internet, ma vissute personalmente sul terreno in Iraq, parlando con la gente, da nord a sud del Paese, discutendo con responsabili religiosi Cristiani, Musulmani, Curdi, incontrando medici negli ospedali, il ministro della Sanita', intrattenendomi con Tareq Aziz.
Quando riferivo durante trasmissioni televisive sulla realta' obiettiva della situazione della popolazione in Iraq, nessuno mi ha contestato. Ho pubblicato tre libri in Italia, Francia e Svizzera, realizzato due documentari (e altre 200 ore di riprese sull’Iraq dal 1998 al 2003), ho violato l’embargo in aereo con Vittorio Sgarbi, sono stato convocato dalla Camera dei deputati dalla Commissione Affari Esteri (luglio 1999), invitato anche ad intervenire al Parlamento inglese (House of Commons) e non ho mai ricevuto una email, una lettera, una telefonata che contestava quello che avevo detto, scritto o testimoniato.
Perche' dicevo la verita', nella liberta' che mi e' stata conferita con il sacerdozio.
Ti sorprendo quando dico che non mi ha contestato nessuno? Invece e' cosi', non mi contestavano a “Porta a porta”, le risposte che mi sentivo dire erano “Lei e' anti-americano. Lei e' pro-Saddam”. Anche Marco Panella durante una trasmissione disse “Tu sei il Vicario di Saddam Hussein”- Queste battute (poco felici) non erano contestare quello che dicevo, perche' non rispondevano in merito alle mie affermazioni sull’embargo o l’uranio impoverito. Erano espressioni di chi non aveva argomentazioni, di chi non era informato, di chi non poteva dimostrare il contrario di quello che dicevo, di chi non voleva sapere la verita', di chi prestava servizio alla Nomenclatura al potere.
La liberta' dell’informazione, come sai, passa per la Verita' dell’informazione. Perche' e' la Verita' che rende liberi, secondo le parole del Maestro.
Pero', quale verita'? Quando i Media riportavano montagne di menzogne ripetute ogni giorno, ad esempio sulle inesistenti armi di sterminio di Saddam Hussein, o sull’uranio del Niger, falsi documenti fabbricati dai Servizi? Manipolare l’opinione pubblica non e' essere liberi, e' essere schiavi della menzogna. Ho consacrato ore di conferenze pubbliche per chiarire la verita' sulla questione irachena, per contestare le bugie dell’enorme macchina dell’inganno, della disinformazione, della manipolazione delle
coscienze.
Invece a padre Benjamin che diceva la verita' (e lo dimostrava con documenti e filmati), per due volte nel febbraio 2003, e' stata cancellata la partecipazione a una trasmissione e un dibattito sulla RAI. Una volta (era per una trasmissione su RAIDUE “Dodicesimo round”, stavo arrivando allo studio Rai in macchina quando mi chiama il produttore, con grande imbarazzo, per dirmi che la mia partecipazione era stata cancellata. Insistendo io per saperne di piu', mi rispose “non e' stata cancellata da noi padre, ma su istruzione dell’Azienda”. Democratie oblige!
Il 12 febbraio 2003 l’ex Vice primo ministro dell’Iraq, Tareq Aziz, era stato invitato a partecipare a “Porta a porta”. Lo stavo aspettando a Fiumicino quando mi chiama il produttore della trasmissione di Bruno Vespa. Stupore! Mi sento dire “Ci dispiace padre ma Tareq Aziz non puo' partecipare alla nostra trasmissione, ma Lei puo' venire al posto suo”. Anche qui insistendo per saperne di piu', mi sento dire “La partecipazione del ministro non e' stata cancellata da me o da Bruno Vespa, ma Tareq Aziz non e' autorizzato a mettere i piedi negli studi della RAI, su istruzione dell’Azienda”. Aggiungendo “mi raccomando padre di essere discreti con la stampa sulla questione, per evitare inutili polemiche”.
Et voila'! Caro Giuseppe, dietro la maschera della Democrazia si nascondeva gia' il diavoletto della dittatura.
Un visto per Baghdad
Si seguivano a ritmo sostenuto gli interventi. Tutti ascoltavano molto attentamente. La sala del convegno era piena. Ogni tanto il mio sguardo passeggiava sui partecipanti. Alcuni dei giornalisti presenti mi conoscevano. Soprattutto quelli che mi avevano contattato (tra il 1999 e 2003) perche' avevano difficolta' a ottenere un visto dell’Ambasciata dell’Iraq a Roma. Allora padre Benjamin faceva quanto poteva per aiutare. E l’ha sempre fatto, per tutti, e cioe' in quattro anni per circa una ventina di giornalisti della stampa e della televisione. Meglio, chiedevano anche a padre Benjamin dei consigli, contatti, suggerimenti.
Quale fu il mio stupore quando un giorno del maggio 2004 due persone di fiducia vengono a riferirmi che alcuni giornalisti avevano diffuso la voce che padre Benjamin, per aiutare a procurarsi un visto, chiedeva dei soldi. Evidentemente non hanno voluto fare dei nomi. Non ho mai potuto verificare, ma ne sono veramente rimasto male, perche' ho sempre fatto quello che potevo, cortesemente e in modo disinteressato.
Un processo in due anni
Non voglio essere abusivo della tua pazienza e del tuo tempo. Nel contesto di Verita' e Informazione vorrei dimostrarti che alcune volte i processi si possono fare in due anni.
Nel marzo 2004 ero a Damasco, invitato ad intervenire nella Moschea Abu Nour, durante la preghiera del venerdi' mattina. Intervento trasmesso anche dalla televisione di Stato. Io prediligo costruire il dialogo con i Musulmani sul terreno, in mezzo a loro.
Ricevo una telefonata da una Radio privata italiana che mi chiedeva se avessi letto un articolo di Magdi Allam pubblicato nel Corriere della Sera. Risposi negativamente, chiedendo di voler inviarmi via fax l’editoriale a Damasco. L’articolo riferiva che “a preoccupare le nostre forze di sicurezza, dopo l’assassinio dello sceicco Yassin non sarebbero solo le moschee, ma anche l’ampia rete di intesa ideologica e collaborazione fattiva che accomuna gli integralisti islamici a forze di estrema sinistra e di estrema destra in Italia”. Tra i nomi dei membri del Consiglio permanente dei “sedicenti Comitati per la resistenza del popolo iracheno” costituiti nella fine del 2003, era incluso anche il nome di padre Benjamin. Cioe', per Magdi Allam, padre Benjamin faceva parte di un’associazione di estremisti islamici.
In una lettera in data del 31 marzo 2003, invitavo il direttore del Corriere, Stefano Folli, ai sensi dell’art. 8 L.08/02/48 n. 47 a rettificare in testa di pagina e nella stessa che ha riportato la “notizia” di Magdi Allam, per ristabilire la verita', specificando che ero sempre un sacerdote della Chiesa Cattolica, Apostolica, Romana. Nessuna risposta alla mia lettera. Scrisse a sua volta il mio avvocato. Anche per lui nessuna risposta. Denuncia e processo.
Due anni dopo arriva la sentenza del Tribunale di Milano che condanna il Corriere della Sera a risarcire padre Benjamin per danni morali. Mi e' stato anche notificato che potevo esigere la pubblicazione della sentenza sul Corriere della Sera. Rifiutai, per ragioni di etica, anche per non fare apparire la cosa come una sorta di “vendetta”. Oramai sono passati diversi anni e di fronte a questa grande voglia di liberta' e verita' che tira nell’aria, ho pensato appropriato riferirti quanto sopra.
Se Magdi Allam avesse seguito la deontologia del giornalismo, avrebbe evitato un processo al Corriere della Sera, chiamandomi prima di redigere il suo articolo.
Un capolavoro straordinario
Per concludere, e ti ringrazio di avermi letto fino a qui, vorrei cogliere l’occasione per fare un piccolo bilancio all’indomani della “liberazione” del popolo iracheno:
- Saddam Hussein, che era uno scudo contro la Repubblica Islamica dell’Iran e' stato tolto e si e' istituita in Iraq una Repubblica Sciita su modello Iraniano, con grande gioia di Teheran e degli Hezbollah, che ringraziano.
- Mentre cercavano in Iraq inesistenti armi di distruzione di massa, l’Iran, tranquilla e serena, costruiva le sue centrali nucleari. Questo e' uno degli aspetti piu' interessanti.
- Con la nuova e democratica Repubblica Sciita irachena le donne devono rimettere il velo e i negozi cristiani che vendevano alcool hanno dovuto chiudere.
- Oltre 400.000 cristiani hanno lasciato l’Iraq. Molti preti, suore e religiosi sono stati ammazzati. L’Iraq, dal 1150 era un esempio di dialogo tra Cristiani e Musulmani. Sono stati distrutti nove secoli di dialogo e coabitazione inter- religiosa.
- Il laico Saddam Hussein odiava Osama Bin Laden e non tollerava gli estremisti islamici sul territorio iracheno. Reciprocamente, Bin Laden detestava Saddam Hussein, il quale aveva puro un Vice primo ministro cristiano: Tareq Aziz.
- Il Pentagono ha dichiarato per tre volte (dal 2004 ad oggi) che l’Iraq non era implicata nei attentati dell’11 settembre e non aveva relazioni con Al Qaeda.
Nel 2005, George W. Bush, in una intervista su una rete televisiva americana ha dichiarato che l’Iraq non c’entrava niente con l’11 settembre. Fantastica rivelazione, dopo aver pronunciato, prima dell’invasione militare dell’Iraq nel marzo 2003, esattamente 232 interventi e discorsi pubblici con bugie e false dichiarazioni!
- Ho a disposizione di Articolo 21 e dei giornalisti, una lista dei nomi di oltre 400 professori di universita' ed insegnanti che sono stati assassinati (dal 2003 ad oggi) all’uscita della scuola o dell’universita', anche a casa loro, perche' criticavano durante le lezioni il governo iracheno o l’occupazione militare dell’Iraq. Ammazzati da chi? Risposta: dai cosiddetti “Commandi della Morte”, forze para-militari organizzate dal Ministero dell’Interno. Lo stesso Ministero che recentemente e' saltato in aria. Guarda caso!
- Voi sapete cosa e' successo durante le ultime democratiche elezioni in Iraq? Questo, se vuoi, te lo diro' a voce; non vorrei ritrovarmi con un “Commando” sotto casa.
- Non hanno fatto il processo a Saddam Hussein per il massacro dei Curdi di Halabja e non si e' saputo niente del processo di Ali' il chimico! In realta', esiste un’inchiesta ufficiale: il rapporto presentato al Congresso americano nel 1989. Rapporto di 97 pagine realizzato dal Strategic Studies Institute dell’U.S. Army War College di Pennsylvania e condotta da Stephen C. Pelletiere (Civile), Douglas V. Johnson II (Esercito), Leif R. Rosenberger (Esercito), con analisi dei tessuti umani delle vittime in laboratorio dell’Istituto militare americano. E’ stato molto difficile trovare e procurarsi una copia di questo rapporto, perche' all’indomani della guerra del Golfo, nel 1991, questo rapporto sull’inchiesta di Halabja e' sparito delle pubblicazioni dell’ U.S Army War College (ufficialmente per Sicurezza dello Stato). Strano, chissa' perche'! In realta', l’inchiesta ( e cioe' il Rapporto presentato al Congresso) rivela che non e' stata l’Iraq autore della strage di Halabja.
- Infine, il bilancio: con l’embargo contro l’Iraq, dal 1991 al 2003, 1.600.000 morti (rapporto dell’ONU). Dall’invasione americana del 2003 ad oggi, oltre un milione di morti (British Polling Agency di Londra). Totale: 2.600.000 morti e milioni di feriti. La liberta' non ha prezzo.
E' bello, e' importante, e' doveroso parlare e difendere la liberta' dell’informazione, ma e' solo la Verita' che rende l’uomo libero.
Ti saluto cordialmente.
Jean-Marie Benjamin
Assisi, 4 febbraio 2010
fonte immagine
Le elezioni si svolgeranno in tutta Italia domenica 28 e lunedì 29 marzo, ma potete arrivare anche martedì e mercoledì della stessa settimana perché tanto troveremo un decreto interpretativo per i ritardatari, naturalmente questo privilegio è solo per gli elettori del Presidente, perché noi siamo il Partito del fare, nel senso che possiamo fare quel cazzo che ci pare.
Presentazione di Liliana Segre e Felice Cappa
Ingresso libero
Sabato 6 marzo, ore 18.30, verrà proiettato presso l’Auditorium di Milano Fondazione Cariplo, Binario 21, film di Felice Cappa con Moni Ovadia, ispirato dall'omonimo libro tratto dal poema di Yitzak Katzenelson, deportato e ucciso ad Auschwitz, Il canto del popolo ebraico massacrato.Ad Auschwitz, il luogo simbolo della tragedia della Shoah e oggi del suo ricordo, si incrociarono il destino di Liliana Segre, deportata dal Binario 21 della Stazione di Milano, e del poeta polacco Yitzak Katzenelson, prima passato attraverso la disperazione del ghetto di Varsavia.
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Sabato 6 marzo ore 18.30
Auditorium di Milano Fondazione Cariplo
Proiezione del film Binario 21
Presentazione di Liliana Segre e Felice Cappa
Ingresso libero
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Ho quasi 55 anni e ho 10 grandi romanzi storici da scrivere.
Storie grandiose di persone incredibili che si sono rifiutate di accettare una realta' ingiusta e hanno vinto.
Voglio raccontare gli amori di questa gente, la passione e come siano nate le idee che li hanno portati a vincere.
Voglio scrivere dei grandi mattoni da 600 pagine, di quelli che ti tengono incollati alle pagine. Voglio che migliaia di persone sappiano un pezzo di storia che nessun film di Hollywood ha mai raccontato.
Mi sono fatto due conti, ho da scrivere 6000 pagine.
E mi ha preso la paura di non riuscirci.
Allora ho pensato che sarebbe divertente scrivere un romanzo in gruppo.
Ci sono gia' state esperienze simili e hanno funzionato.
Ti interessa?
Non so come si puo' fare.
Iniziamo con un esperimento.
Ho scritto il trattamento della storia, la struttura.
Discutiamone.
Come la impostereste la storia?
C'e' qualcuno che e' ferratissimo nelle ricerche? Chi adora scrivere storie d'amore? Un africanista che sa tutto della deportazione degli schiavi?
Vediamo se viene fuori un modo di collaborare. Poi, definita la storia piu' dettagliatamente, iniziamo a scrivere i capitoli. Ognuno ne scrive uno. Poi li discutiamo, li riscriviamo e li ridiscutiamo fino a che viene fuori qualche cosa di buono.
Disegni foto, video, racconto orale.
Allora la prima storia e' questa.
Africa. 1785. Un villaggio di neri matriarcali. Stanno preparando la festa piu' importante dell'anno. Una ragazza dopo alcuni giochi di corteggiamento si apparta con un giovane e fanno l'amore. (come si chiama una ragazza africana di una tribu' matriarcale africana? In Africa in che area vivevano?)
Arrivano gli schiavisti (chi sono?) che ne catturano molti, li deportano in Virginia.
La ragazza viene anche lei fatta schiava. Lei e' una apprendista sciamana, arriva in America e da alla luce un bimbo, John Horse.
(vedi http://en.wikipedia.org/wiki/Black_Seminoles
e il sito dedicato http://www.johnhorse.com/trail/01/c/14.htm)
Nella terra Seminole si formano delle comunita' di neri fuggiti allo schiavismo. John Horse e la sua famiglia fuggono da una piantagione e vanno a vivere in uno di questi villaggi.
Scoppia la prima guerra contro gli schiavi fuggiti e i Seminole, con il massacro di centinaia di marrones (Schiavi fuggiti), asserragliati in un fortino. Jonh Horse e' ancora un ragazzo...
John Horse diventa famoso per il modo nel quale prende in giro i bianchi. Ad esempio riesce a vendere al colonnello Brooke 30 volte due tartarughe d'acqua, rubandogliele ogni notte per rifilargliele il giorno dopo. (Trovare altre storie di John Horse, era uno che si divertiva a fare scherzi che sono diventati leggendari, e' una specie di Pulcinella Guerriero).
E' una specie di Pasquino, i suoi lazzi entusiasmano i neri e gli indiani.
Jonh Horse diventa poi un allevatore, si sposa, possiede 90 bovini e un pezzo di terra. E' un benestante fino a quando gli europei dichiarano guerra un'altra volta alle comunita' libere di marrones (schiavi neri fuggitivi).
Poi diventa uno dei capi del consorzio di tribu' nere e indiane che si uniscono nella nazione Seminole (precisare il rapporto).
Horse, quando la Seconda Guerra Seminole e' ormai imminente gira per la Florida e grazie alla sua notorieta' contribuisce molto a reclutare 300 schiavi che fuggono dalle piantagioni e si uniscono ai ribelli.
In battaglia continua a comportarsi come un pazzo esponendosi a grandi rischi (cercare racconti).
Storia d'amore.
Chi e' la moglie? Dove si conoscono? Con che rito si sposano?
Che succede nel loro rapporto?
Hanno figli?
Altre storie collaterali.
Oceola e' un mix tra indiani, irlandesi, neri e vari meticci.
Sua moglie e' una nera che viene rapita dai bianchi.
(che fine fa? Lui riesce a liberarla?)
Famoso il suo gesto di piantare un coltello sul foglio del trattato di deportazione proposto dal governo dei bianchi durante la Seconda Guerra Seminole.
All'inizio della Seconda Guerra Seminole Oceola vendica il rapimento di sua moglie uccidendo il responsabile insieme ad altri europei.
Battaglia
All'inizio della Seconda Guerra Seminole fanno fuori 102 soldati, un'intera compagnia, probabilmente attirati in una trappola.
Ma la guida indiana anche decenni dopo i fatti, continuava a negare di essere stato d'accordo con i Seminole... Ma alcuni osservano che fu molto rapido a buttarsi per terra quando dalla boscaglia parti' la prima scarica dei fucilieri ribelli.
Appendice
Articoli sui Seminole pubblicati sul blog
http://www.jacopofo.com/obama-neri-storia-censurata-matriarcato-tribunali-perdono
http://www.jacopofo.com/storie-jacopo-fo-seminole-indiani-non-si%20arresero-ora-ricchi
Jacopo Fo
I cavilli sono una malattia mortale per l'Italia!
Anche se questa volta sono usati a svantaggio della destra.
A quanto pare la Polverini e Formigoni rischiano grossi problemi. A causa di ritardi e casini burocratici le loro liste sono state annullate dalla magistratura. A sinistra si gioisce. Ma è giusto? Io non credo. A Roma le 12 mila firme c’erano e il delegato del PDL era negli uffici addetti entro l’orario. Poi è successo qualche casino e lui è andato a farsi un panino. A prescindere dalla situazione (misteriosa) non accettare la registrazione di questa lista PDL mi sembra il solito cavillo italiano.
L’Italia affonda nei cavilli. I cavilli fanno uscire gli assassini mafiosi di galera, mandano liberi i truffatori, i corrotti, i ladri, gli incapaci. I cavilli permettono ai furbi di non rispettare la sostanza delle leggi aggrappandosi alla forma. Io voglio uno stato di diritto che abolisca i cavilli. Il cavillo serve al burocrate per negarti quel che hai diritto ad avere. E gli serve per dare al suo amico quel che non ha diritto di avere. Lo so che se a essere presentata fuori tempo massimo fosse stata una lista della sinistra col cavolo che loro avrebbero mosso un dito. Ma non mi interessa.
E se vogliamo una nuova Italia dobbiamo capire che se una cosa non va bene non la devi accettare neanche se in quel momento danneggia un tuo avversario. Si chiama senso dell’etica. E la lotta alla cultura dei cavilli, all’applicazione meccanica della lettera della legge (quando fa comodo) è centrale nel nostro impegno progressista.
Pensare che la legge scritta, la regolamentazione di tutto, la febbre delle normative, sia una garanzia di legalità è un errore macroscopico. E un antico vizio di certa cultura autoritaria di sinistra. Le parole sono di per sé stesse facili da rigirare.
Una legge giusta può diventare in alcuni casi particolari assurda. In altri sistemi giudiziari il giudice non deve attenersi alla lettera della legge, deve interpretare lo spirito della legge e quando questo va in collisione con la lettera della legge deve valutare la sostanza non la forma.
Ci sono nazioni che hanno cancellato i regolamenti comunali sostituendoli con il buon senso e dando ai funzionari pubblici l’onere di giudicare non secondo la lettera della legge ma prendendosi la responsabilità di decidere cosa è bene. Sappiamo che se un funzionario della Asl vuole bloccarti la licenza del ristorante, un cavillo per fregarti lo trova… Ma un conto se mi neghi un’autorizzazione perché manca un centimetro di piastrelle, un conto se devi dichiarare che a tuo parere quel ristorante non è igienico.
Un mio amico, che ha la fortuna di essere svizzero, produce cibi biologici.
La legge svizzera prevede che i cibi deperibili vengano trasportati a una data temperatura. Lui non aveva intenzione di comprare un furgone frigorifero. Ha costruito uno scatolone con 10 strati di cartone incollato, c’ha messo dentro 4 contenitori di liquido refrigerante congelato, di quelli per le borse da pik nik, ha fatto un buco su un lato, ci ha infilato un termometro dotato di indicatore di temperatura che sporgeva fuori, l’ha riempito di cibo, l’ha caricato in auto e è andato alla azienda sanitaria svizzera. Il tecnico ha verificato che effettivamente la temperatura si manteneva al livello richiesto dalla legge e gli ha omologato il frigorifero di cartone, con tanto di timbro. Provate voi a fare una cosa così in Italia.
Da noi la burocrazia uccide la fantasia (e l’economia). Sono secoli che ripetiamo questo discorso: la burocrazia costa agli italiani una tassa fissa per tutti, del 10%.
Qualunque cosa fai, qualunque cosa compri ci paghi la burocrazia che c’è dentro! Ai lavoratori la burocrazia costa più di uno stipendio all’anno! Volete abbasare le tasse? Intanto toglieteci la burocrazia paranoide! Abbiamo i costi burocratici tra i più alti del mondo. Costi in denaro, tempo, inefficienza. Tempo sprecato e inefficienza che bruciano risorse, uccidono possibilità.
In Francia entro 30 giorni ti dicono sì o no a una domanda per aprire una nuova attività. E poi inizi subito.
In Inghilterra esiste un sistema che ti permette di aprire un negozio in un’ora. Ti affittano il negozio con già le tasse forfettarie dentro il costo dell’affitto. Non devi creare una società, iscriverti a qualche cosa, fare un corso, tenere una contabilità. Ci sono grandi mercati di questo tipo con centinaia di negozietti dove puoi fare un test di 7 giorni e vedere se le tue idee funzionano… Lo decidi e lo fai. In Italia ti ci vogliono mesi. Anni. Io ho dovuto affrontare 17 anni anni di pratiche burocratiche per ottenere l’autorizzazione per un ampliamento di Alcatraz di 300 mq. 17 anni.
Lo chiamano ITER BUROCRATICO.
Questo è quel che penso. Il fatto che questa volta il PDL sia caduto in una trappola burocratica non cambia il mio parere. Credo che sia assurdo che un numero notevole di cittadini italiani non possano votare per un cavillo. Riaprite i termini di registrazione e non rompete i coglioni.
(Certamente non spero che il PDL abbia capito la lezione e si dedichi veramente allo sfoltimento burocratico. E continuerò a impegnarmi perché il governo cada prima del tempo e finisca quest’era assurda di trionfo dell’illegalità. Ma quello che è giusto è giusto. E vorrei infine notare che anche dal punto di vista della comunicazione, la Bonino che fa la cavillosa per escludere la lista concorrente fa pessima immagine: è un regalo a Berlusconi.)
In questo momento di crisi etica nazionale mi sembra il caso di andare a indagare sulla nostra storia, quella che ha determinato gli attuali scenari internazionali e una fetta considerevole della nostra cultura.
Stiamo chiudendo la nuova edizione ampliatissima del libro “La vera storia del mondo”, a 14 anni dalla prima uscita e come al solito veniamo a pietire il vostro prezioso aiuto.
In particolare avremmo bisogno di qualche verifica. Ricambieremo.
1- E’ vero onno è vero che davanti ai Mille di Garibaldi c’era un contingente di inglesi che, con 2 milioni di lire oro corrompevano i generali nemici? Solo così si spiegherebbe la vittoria dei Mille contro 14 mila mercenari svizzeri che difendevano Palermo asserragliati dietro le mura e dotati di artiglieria. Gli inglesi volevano a tutti i costi la distruzione dell’economia del Regno delle Due Sicilie, per via che si era sviluppata un’industria tessile modernissima che faceva una concorrenza notevole agli inglesi.
2- E’ vero che la Ford e altre aziende USA avevano filiali in Germania che hanno lavorato per la macchina bellica tedesca?
3- E’ vero che Hitler aveva nel suo studio la foto di Ford?
4- E’ vero che durante tutta la durata della Seconda Guerra Mondiale i tedeschi ricevettero rifornimenti di carburante e lubrificanti speciali (per i missili V1 e V2) da industriali USA, tramite la Spagna?
5- Esiste documentazione sul perché e sul come è stata presa dai vertici militari USA, la decisione di costruire carri armati con corazza più sottile e cannone meno potente dei carri tedeschi? Gli USA conoscevano benissimo le caratteristiche tecniche dei Panzer. I sovietici ne avevano catturati, li avevano smontati e copiati. Gli americani non utilizzarono queste informazioni. Semplicemente i cannoni dei carri USA non riuscivano a perforare le corazze tedesche. Il risultato fu un immenso spreco di uomini e mezzi. Quali sono state le ragioni di una scelta così demenziale?
6- Che si dissero i generali USA decidendo di non bombardare ferrovie e industri tedesche (in particolare le raffinerie) e di bombardare invece le città, massacrando così qualche milione di civili? La decisione di bombardare industrie e vie di comunicazione arrivò solo nel 1944. La guerra avrebbe potuto durare meno se si fossero attaccati subito questi obiettivi?
7- Perché nei vari sbarchi gli USA non si dotarono di pareti protettive blindate per proteggere i soldati nella fase dell’uscita dai barconi? Perché non furono fatti sbarcare i carri armati prima dei fanti? Furono proposte soluzioni volte a ridurre il numero dei caduti? Sappiamo che il comando USA rifiutò di adottare il blindato Tuker, che raggiungeva i 70 all’ora e aveva una torretta orientabile a 360 gradi con un cannoncino. La motivazione fu: “A cosa serve un mezzo così veloce?”. Questa notizia è riportata nel film Tuker. Qualcuno ha delle fonti da fornirci?
8- Risponde a verità che subito dopo la fine della guerra, in Francia vennero realizzati due campi di concentramento per militari e civili tedeschi nei quali morirono più di un milione di persone? Si trattava veramente di due enormi campi circondati da filo spinato e torrette, senza neppure una baracca o una tettoia, dove semplicemente i prigionieri vennero ammassati a morire.
9- E’ vero che dopo la Seconda Guerra in USA ci fu un processo nel quale si accusavano alcune industrie USA di complicità con la Germania Nazista? E’ vero che vennero assolte e anzi ottennero sgravi fiscali per il fatto che le loro fabbriche di armi per i tedeschi erano state bombardate dagli USA?
10- E’ vero che quel frescone serial killer di Stalin, dopo aver massacrato 36 mila ufficiali dell’Armata Rossa comunisti si trovò con un’accozzaglia di generali semideficenti e lecca culo? E’ vero che decisero di prepararsi all’offensiava tedesca ammassando a una trentina di chilometri dal confine mezzi pesanti e artiglieria? L’idea era quella di fregare i tedeschi potendo muovere un gran numero di soldati molto rapidamente, perché le armi pesanti erano già a poca distanza dal fronte, pronte all’uso. Hitler però sfondò il fronte in un solo giorno e si trovò questa bella sorpresa di rubare ai russi oltre ai cannoni anche scorte di ogni tipo e carburante. La guerra avrebbe potuto avere un altro corso se Stalin non avesse regalato tutte queste armi a Hitler?
Nasce la prima Fiera campionaria dedicata alle ecotecnologie che puoi visitare restando in pantofole, a casa tua!
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Negli anni '50 le sorelle Fontana crearono una collezione destinata alle suore, per le Figlie della Carità di San Vincenzo. Celebre è anche la mise pastorale, detta "pretino", che disegnarono nel 1955 per Ava Gardner.
Nel 1999 Don Mazzi, organizzò un défilé per raccogliere fondi destinati ad Exodus, la sua fondazione, hanno sfilato preti, suore, e anche qualche celebrità.
Per la stagione invernale 2007/08, Donatella Versace presentò sulle passerelle milanesi lo stile Padre Georg, ispirato all'omonimo segretario privato di Benedetto XVI, il completo, che assomiglia molto ad un abito talare, secondo la stilista, lancia agli uomini il messaggio "ricercare la qualità interiore allenando i muscoli dell'anima".
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